Chiesa di San Francesco a Padova

Navata Centrale della Chiesa di San Francesco a Padova

Percorrendo via San Francesco dalla Tomba di Antenore verso la Basilica del Santo, dopo aver superato sulla destra il Museo di Storia della Medicina (MUSME), si incontra un lungo portico quattrocentesco, composto da 26 archi.

Nelle corrispondenti lunette vi sono le tracce di affreschi raffiguranti episodi della vita e miracoli di San Francesco.

Gli affreschi, attribuiti a Francesco Squarcione e alla sua bottega, vennero realizzati probabilmente tra il 1452 e il 1468, in chiaroscuro e terra verde.

Le cornici rosse delle lunette sono state dipinte ad affresco, mentre l’interno è stato realizzato con la tecnica a mezzo fresco.

Gli affreschi eseguiti dallo Squarcione erano in origine 31: 26 nelle lunette del porticato che fiancheggia l’attuale via San Francesco e 5 nella parete esterna destra della chiesa.  Queste ultime andarono distrutte nei primi anni dell’Ottocento.

L’iscrizione presente in ciascuna lunetta spiegava il significato della scena. Oggi che le iscrizioni sono state cancellate dal tempo, si può vedere la descrizione delle lunette nell’analisi iconografica realizzata dell’Istituto Veneto per i Beni Culturali, che nel 2015-2016 ha restaurato il portico ed il ciclo pittorico.

La galleria delle immagini delle lunette è disponibile qui.

L’affresco della lunetta XXIII (soprastante il portale a sesto acuto al numero 116 di via San Francesco), raffigurante il Matrimonio mistico tra S.Francesco e Povertà, è stato rimosso nel 1958 per meglio esaminare la tecnica utilizzata dallo Squarcione e si trova ora nei magazzini della Soprintendenza ai Monumenti di Venezia, in attesa di restauro.

Ingresso al portico della Chiesa di San Francesco proveniendo dalla Basilica del Santo.

Quinta lunetta del Portico della chiesa di San Francesco

Lunetta V del portico della Chiesa di San Francesco – Imprigionamento di San Francesco da parte del padre.

Sesta lunetta del Portico della chiesa di San Francesco

Lunetta VI del portico della Chiesa di San Francesco – San Francesco si spoglia dei suoi abiti e viene coperto dal manto del Vescovo di Assisi.

Facciata

La facciata della chiesa di San Francesco è costruita con mattoni a vista.

Le tre porte di accesso si affacciano al numero 118 di via San Francesco, sotto sotto il lungo porticato che, collegando come in unità l’ex antico ospedale di San Francesco (oggi Museo di Storia della Medicina), la chiesa e il convento, impedisce l’immediata visione della facciata della chiesa stessa.

Facciata della chiesa di San Francesco, parzialmente nascosta dal portico

Chiesa di San Francesco - Facciata - Porta principale

Campanile

Campanile di San Francesco visto dal chiostro Sant'Antonio

Campanile di San Francesco visto dal chiostro Sant’Antonio.

Campanile di San Francesco visto dal chiostro San Francesco

Campanile di San Francesco visto dal chiostro San Francesco.

Interno

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Controfacciata

Monumento funebre a Bartolomeo Cavalcanti

Sopra alla porta d’ingresso alla navata destra è presente un monumento funebre dedicato dal figlio Giovanni al padre Bartolomeo Cavalcanti, fiorentino, letterato aristotelico, che prese parte alla difesa di Firenze nel 1530 contro i Medici. Dopo aver compiuto missioni diplomatiche in Francia per conto del duca di Ferrara Ercole D’Este  e per il papa Paolo III a Roma, si ritira e muore a Padova nel 1562 a  59 anni.

Il busto marmoreo è collocato sopra un’urna, opera di Alessandro Vittoria, scultore trentino di formazione toscana.

Chiesa di San Francesco - Monumento funebre a Bartolomeo Cavalcanti

Pala dell’ascensione

Sopra la porta principale, è presente la grande pala d’altare raffigurante l’Ascensione di Cristo del pittore Paolo Caliari, detto il Veronese.

La parte inferiore del dipinto, che rappresenta gli Apostoli che assistono all’evento, è stata staccata e trafugata, (oggi si trova al Museo Nazionale di  Praga). Nel 1625 è stata rifatta dal pittore veneto Pietro Damini.

Prima del 1575 la pala si trovava sull’altare del braccio sinistro del transetto, da dove venne rimossa per esporre l’immagine della Madonna della Salute.

Fu collocata sulla controfacciata a seguito del restauro della chiesa del 1927.

 

Paolo Caliari detto il Veronese - Ascensione di Cristo - Controfacciata della Chiesa di San Francesco - Padova

Paolo Caliari detto il Veronese – Ascensione di Cristo

Cappelle della navata sinistra

Cappella del Battistero

Restaurata, in ricordo dei 600 anni di presenza e dei 100 anni del ritorno dei frati a San Francesco, nel 2014.

Al centro fonte battesimale in marmo, proveniente dalla chiesa di San Lorenzo.

La cappella è adornata dalla raffigurazione del Battesimo di Gesù, stile iconico dell’iconografo Giovanni Mezzalira.

Biografia Prof. Mezzalira

Giovanni Mezzalira, nato a Milano nel 1949, vive e lavora a Bressanvido (VI). Dopo aver esercitato la professione di architetto, dal 1984 si dedica completamente all’arte sacra dell’icona. In questi anni ha realizzato molte opere destinate al culto in chiese, monasteri e cappelle private.

Tiene corsi di iconografia teorica e pratica da molti anni, in particolare presso la scuola di Iconografia San Luca a Padova e presso la scuola di Iconografia dell’Abbazia di Maguzzano.

Tiene frequenti contatti con altre esperienze di iconografia contemporanee in particolare con maestri iconografi russi cercando in tal modo di collaborare alla creazione di una sensibilità verso quella particolare arte sacra che l’Oriente Cristiano ha felicemente conservato nei suoi fondamenti teologici.

Chiesa di San Francesco - Cappella del Battistero - Battesimo di nostro Signore

Cappella del beato Bernardino da Feltre

Nella seconda cappella a sinistra, un altare è dedicato al Beato Bernardino da Feltre, fondatore dei Monti di Pietà, tra i quali il Monte di Padova nel 1491, contro l’usura.

La cappella è stata restaurata nel 1952.

Al centro si vede il busto del beato Bernardino da Feltre, datato 1498, in terracotta policroma. L’autore è ignoto. Si noti che che il capo del beato porta solo raggi d’aureola, segno che non era ancora stato canonizzato, però nell’iscrizione è già definito beato.

 Nel 1964 lo scultore Luigi Strazzabosco ha realizzato il pannello di rame, raffigurante angeli che sostengono la terracotta.

Sulla parete destra in una teca di vetro si conserva la tonaca del Beato Bernardino da Feltre. per ricordare che in questa chiesa il Beato vestì il saio francescano  nel 1456, visse e fu superiore del convento.

Sulla parete sinistra è collocata la pala d’altare La trinità con i santi Diego, Antonio e Francesco (olio su tela, metri 3,11 x 1,51) eseguita dal pittore Pietro Liberi intorno al 1659, dopo la canonizzazione del 1588.

L’opera presenta i Santi Diego, Antonio e Francesco che si rivolgono alla Trinità che appare loro in una cornice di nuvole. Si tratta di una delle migliori opere del pittore che dimostra di possedere buone qualità tecniche ed artistiche.

Il dipinto era originariamente collocato sull’altare della terza cappella della navata laterale destra (ora Cappella del Sacro Cuore di Gesù), allora dedicata a san Diego e venne qui trasferita agli inizi degli anni ’60.

Cappella di San Lorenzo

L’altare, con timpano spezzato, è sormontato da angeli  e sostenuto da colonne in stile corinzio in marmo rosso.

Il dipinto di S. Lorenzo Martire (un olio su tela di metri 2,44 x 1,20), proveniente dalla chiesa soppressa di San Lorenzo, fu realizzato dal pittore Alessandro Varotari, detto il Padovanino,  intorno al 1631.

Il Santo è ritratto con in mano la graticola, strumento del suo martirio. Tutt’intorno degli angioletti completano lo spazio pittorico.

Alessandro Varotari è il figlio di Diego Varotari, il pittore che ha realizzato il ciclo di dipinti Storie della vita della Vergine nella Scuola della Carità.

Cappella del Suffragio ( o del Crocifisso)

La cappella fu eretta come ex voto dal parroco padre Mariano Girotto, nel 1952, in memoria dei defunti dell’ultima Grande Guerra.

Sopra l’altare, il crocifisso in legno di bosso e bronzo è attribuito allo scultore Andrea Brustolon.

Sotto l’altare, una scultura in terracotta del 1951 che rappresenta Sant’Antonio morente è dello scultore Luigi Strazzabosco.

Da notare le parole scolpite, attribuite a Sant’Antonio nel momento della morte “Video dominum meum” (vedo il mio Signore).

Altare alla Madonna della Salute

Nel transetto di sinistra è presente l’altare monumentale dell’ascensione, oggi dedicato alla Madonna della Salute. L’altare è stato voluto dalla famiglia Capodivacca e costruito in perfetto stile classico tra il 1525 e il 1575.

Ospitava originariamente la pala dell’Ascensione del Veronese, oggi esposta in controfacciata. Già dall’Ottocento la pala è stata sostituita con un piccolo quadro dipinto a olio raffigurante la Madonna del parto, in veste rossa e manto azzurro, incoronata da angeli mentre è seduta in attesa del parto, popolarmente venerata dai padovani come Madonna della Salute.

Committente dell’opera, datata 1618, fu la famiglia Da Strà, il cui stemma (una torre suddivisa in quarti rosso e argento su sfondo azzurro) compare in basso a sinistra.

Si tratta di una buona opera, eseguita da ignoto pittore, affine a Jacopo Palma il Giovane (forse Paolino Apollodoro, figlio di Francesco Apollodoro).

Il dipinto è protetto da un cristallo.

L’ipotesi che la tela provenga dalla soppressa chiesa di San Lorenzo (al pari del dipinto di San Lorenzo martire), non è confermata.

Cappella Vitaliani

In stile classico, risale al 1558.

Collocata sul fondo vi è la pala di Domenico Campagnola che rappresenta il Battesimo di Santa Giustina.

La Madonna in trono assiste al battesimo della santa, officiato da San Prosdocimo, tra San Daniele e Sant’Antonio, patroni della città di Padova.

Domenico Campagnola - Battesimo di santa Giustina - Cappella Vitaliani nella Chiesa di San Francesco - Padova

Monumenti funebri presenti nella cappella

Monumento funebre di Gerolamo Cagnolo (1551)

Entro una cornice marmorea sta il busto dell’illustre Gerolamo Cagnolo giurista, morto nel 1551 all’età di 59 anni. Bella la figura barbuta che rivela una certa abilità dell’ignoto autore del monumento.

Monumento funebre di Girolamo Negri

Girolamo Negri, nato nel 1492, fu segretario del Cardinale Marco Corner a Roma e più tardi del Cardinale Gasparo Contarini. Vicario generale di Vicenza e di Padova, morì a Padova nel 1557.

Il busto di bronzo, attribuito a Francesco Segala, si trova a fianco della porta della sagrestia, collocato in una cornice cinquecentesca con due erme laterali che sostengono un architrave di ordine dorico con frontone contenente lo stemma di famiglia.

Monumento funebre di padre Francesco Macedo

Francesco Macedo nacque a Coimbra (Portogallo) nel 1591. Insegnò storia ecclesiastica nel ginnasio romano e nel 1668 fu chiamato all’Università di Padova come docente di filosofia morale. Dopo essere stato per 30 anni nella Compagnia del Gesù, passò ai francescani dellosservanza. Morì a Padova, nel maggio 1681.

Il monumento funebre di stile barocco, collocato sopra la porta della sagrestia, è formato da una cornice marmorea, con due putti che sorreggono un medaglione contenente il ritratto su tavola del defunto. Sulla sommità un fregio con lo stemma francescano. Si tratta di una bella opera, eseguita con una certa abilità tecnica.

Sagrestia

L’ampia struttura di stile cinquecentesco è tutta rivestita di  armadi e panche per gli arredi sacri, in legno di noce.

Sulle lunette, padre Paolo da Piove di Sacco nel 1647 fece dipingere a vari pittori dell’epoca (Giovan Battista Pellizzari, Giovanni Specchietti e Daniel van den Dyck) la serie di 19 tele dei Miracoli di San Francesco, con ben sei tele raffiguranti la risurrezione.

I quadri hanno delle belle cornici seicentesche, sotto alle quali si trovano iscrizioni in versi che illustrano i miracoli rappresentati.

Per approfondimenti vedere la pagina Sagrestia della Chiesa di San Francesco.

San Francesco D'Assisi salva un fanciullo (1647) - tela attribuita a G.B. Pellizzari - Sagrestia della Chiesa di San Francesco - Padova

San Francesco D’Assisi salva un fanciullo (1647) – tela attribuita a Giovan Battista Pellizzari.

Presbiterio

Edicola di sinistra

Monumento eretto nel 1527 da Bartolomeo Sanvito, arciprete di Barbarano, morto nel 1529.

Si tratta di un complesso monumentale di pregevole fattura. Spicca particolarmente la figura di Bartolomeo Sanvito, in ginocchio: da notare il volto, le mani, i panneggi della statua. Interessanti le due figure alate, finemente scolpite.

Al centro, il mezzo busto dell’Ecce homo di Filippo Parodi in marmo di Carrara, scolpito fra il 1685 e il 1686, proveniente dalla chiesa di Santo Stefano: è da osservare l’intensa espressione drammatica del volto.

La scultura sostituisce un dipinto, sempre dell’Ecco homo, dello Zanchi.

Cappella principale

E’ la parte dell’ampliamento del XVI secolo attribuita con certezza a Lorenzo da Bologna.

Di fronte, a separare la navata dal presbiterio, si eleva un arco trionfale, che conserva lo stile tardo gotico delle altre crociere della navata principale. Fu affrescato nel 1683 con un’Annunciazione da A.G.F. sigla interpretata come “Angelo Garzoni fecit”.

Il tema dell’Annunciazione riprende la raffigurazione affrescata nella fascia attorno a tutto il presbiterio: in fondo al coro l’angelo saluta Maria “Ave Maria, gratia plena” (Lc, I, 26-31). Questa fascia nella parte alta si distende per tutto il perimetro della Cappella Maggiore con elementi vegetali alternati a medaglioni rappresentanti i primi martiri francescani, uccisi in Marocco nel 1221, canonizzati da papa Sisto IV nel 1481. Nella stessa fascia appare il medaglione di San Bonaventura, canonizzato sempre da papa Sisto IV nel 1482.

Al centro, l’altare maggiore, risalente al 1700, con bellissimi intagli marmorei, riadattato nei restauri del 1927.

Dopo la riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II fu eretto in avanti un nuovo altare della celebrazione. Il paliotto in trachite è opera di Luigi Strazzabosco e rappresenta l’Ultima Cena di Gesù.

Edicola di destra

Monumento dedicato al padre Bartolomeo Urbino dalla figlia Antonia, eretto intorno al 1528.

Un’urna marmorea sovrasta un’edicola di impronta rinascimenale, sostenuta da sottili colonne ioniche scanalate.

Sul fondo si trova una Sacra conversazione (o Madonna tra Santi) dipinta a olio su tela (1.83 x 1,51 metri).
La Madonna in trono trattiene il Bambino in piedi sulle sue ginocchia, tra i santi Antonio e Bartolomeo apostolo a sinistra di chi guarda e Giacomo Maggiore e Pietro martire a destra. Compare in basso la donatrice in preghiera, Antonia, che aveva sposato in prime nozze Raffaele da Montagnana e in seconde Alessandro Capodivacca. Gli stemmi delle due famiglie compaiono sul gradino ai piedi della Madonna, accanto a quello dei francescani. La tela è firmata “Paolo Pino veneto 1565″ .

Il busto di Bartolomeo Urbino è di un artista anonimo.

Cappelle della navata destra

Cappella della Custodia Eucaristica

Il braccio destro del transetto ospita un maestoso altare barocco in marmo rosso,  detto del Santissimo (o della Passione).
L’altare fu commissionato da padre Paolo da Piove di Sacco, ideato dall’architetto ticinese Giuseppe Sardi nel 1657 e realizzato da Matteo Allio tra il 1657 e il 1670, anno della sua inaugurazione.

Le colonne dell’altare sostengono una trabeazione spezzata in più ordini, sulla quale sono adagiati degli angeli.

L’altare fu innalzato in onore dell’immagine miracolosa del Cristo portatore di croce, che antecedentemente era collocata su un pilastro della chiesa e che, oggi, si trova al centro di una complessa opera pittorica, raffigurante l’Eterno Padre, lo Spirito Santo ed angeli, attribuito alla pittrice Damina Damini.

Gli otto angeli reggicandela in bronzo della balaustra esterna (realizzata da Vincenzo Fadiga) sono in parte dello scultore Tommaso Allio, fratello minore di Matteo.

Le porte monumentali a lato dell’altare  sono state disegnate da Tommaso Forzan  ed eseguite da Santo Barbieri e presentano 16 formelle raffiguranti gli Strumenti della Passione di Cristo retti da putti.

Fin dal 1873 l’altare custodisce il Santissimo Sacramento.

La cappella Mersi

Sul lato sinistro di chi guarda l’altare vi è la porta d’ingresso della cappellina Mersi, dedicata a San Gregorio Magno. La cappella risale al 1620 ed era proprietà deilla famiglia Mersi, passata poi ai conti Dotto.

Dalla descrizione del progetto originario della chiesa primitiva, questa era la porta della sagrestia antica. Sul’architrave rimane l’incisione “DIVO GREGORIUM SACRUM” e all’interno un’iscrizione dedicata ai Mersi.

Il monumento a Pietro Roccabonella

Sopra la porta d’ingresso alla cappella Mersi è posto un monumento funebre  in bronzo dedicato al professore, medico e filosofo veneziano Pietro Roccabonella dal fratello Andrea e dal figlio Ludovico.

L’opera fu iniziata da Bartolomeo Bellano, allievo e collaboratore al Santo di Donatello e maestro di Andrea Briosco detto il Riccio, che portò a termine il monumento, ancora nella chiesa primitiva.

L’opera raffigura l’umanista Pietro Roccabonella, all’interno del suo studio, nell’atto di consultare un libro.
Lo sovrasta una lunetta con Madonna e angeli, del primo Cinquecento.

Le Tre Virtù raffigurate sul fondo della cattedra sono opera di Andrea Briosco.

Nelle paraste laterali due putti, contenuti in una nicchia, reggono uno scudo con lo stemma araldico.

Del monumento era parte anche il bassorilievo bronzeo Vergine con Bambino tra San Francesco e San Pietro martire, sempre del Bellano, ora sopra la porta della sagrestia nella navata opposta.

Il monumento fu smembrato nel 1657 nelle sue due parti, in vista della costruzione del gande altare del Crocifisso.

I maggiori storici padovani giudicano il monumento il mogliore documento artistico della chiesa di San Francesco.

Vergine con Bambino tra San Francesco e San Pietro martire

Una cornice a sostegno della pedana del trono della Vergine reca una teoria di putti, d’ispirazione donatelliana, opera del Briosco.
Bellissima l’immagine della Madonna, che piega il volto alla carezza che il Bambino,, in piedi teso all’abbraccio, vuole porgere.
Anche la figura di San Francesco è diuna straordinaria finezza, in particolare nelle mani che reggono il libro del Vangelo.

Questa twvola bronzea, staccata dal primitivo monumento Roccabonella, rimase collocata per secoli nella prima cappella a sinistra, venerata come Madonna Mora.

Cappella San Francesco

Sull’altare si trova una pala iniziata dal pittore reggino Luca Ferrari tra il 1635 e il 1643, periodo in cui l’artista soggiornò a Padova, e completata dal discepolo Francesco Menorello (1626-1657).

L’opera rappresenta San Francesco nell’atto di ricevere le stigmate, mentre frate Leone, in basso a sinistra, assiste commosso all’evento miracoloso.

Sotto la figura di Padre Leone compaiono i nomi e lo stemma dei committenti, Nicolò Vigonza e Ludovico Capodivacca.

Nella chiea primitiva non appare che vi fosse una cappella dedicata a San Francesco, la figura del santo era invece dipinta nei tre polittici che erano collocati sull’altare maggiore e nelle cappelle.

Nell’ingrandimento cinquecentesco della chiesa la cappella era intitolata a San Cristoforo e c’era una porta che dava sull’adiacente cimitero.

Nel settembre del 1656 i frati concessero a Nicolò Vigonza dicostruire un altare dedicato a San Francesco, in cui è stata posta la pala odierna.

In questa cappella vi erano l’antica tomba dei Migliara, la tomba dei Vigonza e, nel tempo ancora della primitiva cappella, la tomba di Vettor Dolce da Feltre (morto nel 1453) la cui pietra tombale è murata nella parete destra della Cappella Vitaliani.

Cappella del Sacro Cuore di Gesù

La cappella in perfetto stile classico fu dedicata nel 1939 al Sacro Cuore, in occasione del XXV anno del ritorno dei Frati Minori al loro convento padovano e rinnovata con il contributo generoso della nobildonna Giulia Giusti del Giardino, insigne benefattrice.

Sull’altare di stile classico è collocata una statua di marmo del Sacro Cuore di Gesù, di rigorosa impronta classica, opera di Maria Sammartini di Pieve di Soligo.

Precedentemente la cappella era dedicata a san Diego. L’altare originario venne rifatto nel 1659 con la pala opera di Pietro LIberi rimossa nel 1939 e collocata sulla parete sinistra della cappella dedicata al beato Bernardino da Feltre. Qui nella chiesa primitiva era collocato un polittico dello Schiavone.

Cappella della Scuola di Santa Maria della Carità, oggi detta dell’Immacolata

La cappella fu voluta nella chiesa di San Francesco dalla Confraternita laicale detta Scuola di Santa Maria della Carità fin dal 1419.
La cappella contiene scene della vita di Maria e personaggi che preannunciano la nascita di Cristo.

La parte architettonico-plastica è dello scultore vicentino Gianmatteo Grandi (morto nel 1560).

Gli affreschi sono del pittore padovano Girolamo Tessari, detto Girolamo dal Santo.

Dello stesso artista è anche il paliotto dell’altare, datato 1526, in cui sono raffigurati al centro la Madonna con il Bambino tra le nuvole e ai lati gli stemmi della Scuola di Santa Maria della Carità.

Sull’altare è collocata la statua in marmo della Madonna Immacolata, d’ispirazione francescana , dello scultore Luigi Strazzabosco.

Ai lati dell’altare sono dipinte, in nicchia prospettica, le figure simboliche della Carità (a sinistra di chi guarda) e della Fede (a destra).

Sulle pareti laterali sono affrescati in due ordini quattro episodi della storia di Maria, realizzati tra il 1523 e il 1524: a sinistra la Nascita della Vergine e la Presentazione al Tempio, a destra l’Annunciazione e lo Sposalizio della Vergine.

Sulla volta della cappella è dipinta la figura di Dio Padre con ai lati il profeta Isaia, profeta mariano, e Geremia, profeta del Cristo.
Nell’intradosso degli archi della cappella e della campata antistante sono affrescati i personaggi della Genealogia di Gesù secondo il vangelo di Matteo: Patriarchi, Re, Profeti e anche le sibille pagane.

Nelle vele della stessa campata, compaiono i quattro evangelisti e, sulla sommità, lo stemma della CHARITAS.

Tale è l’importanza ed il valore artistico di quest’opera che esmpre ne fu curata la preservazione lungo i secoli con vari restauri: ilprimo nel 1698,poi nel secolo XVIII e negli anni 1827, 1927, 1939 e finalmente il più valido nel 1954.

 

Cappella di san Giuseppe

L’altare è del 1696.

La pala dell’altare con l’immagine di San Giuseppe, datata 1949, è firmata da Giuseppe Borghesan (1908 – 1988), pittore padovano formatosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia..

Alla parete destra è appesa la riproduzione fotografica della parte derubata dell’Ascensione di Paolo Veronese. Si noti la differenza e la forza drammatica dell’originale.

Chiesa di San Francesco - Cappella di San Giuseppe