I PARROCI DOPO IL RITORNO - San Francesco Grande - Padova

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IL RITORNO 1914-2014
Dal 1914 al 2014
I parroci francescani dopo il ritorno
 
 
Padre Berardo Guerra (1914-1934)
 
Dall’insieme di notizie pervenuteci si può ben dire che nella realizzazione dell’auspicato ritorno nel convento di San Francesco padre Berardo Guerra ebbe un ruolo principale. Con decreto del 27 dicembre 1913 egli fu nominato vicario parrocchiale e giunse a Padova il 4 gennaio 1914. Quando il 9 maggio 1913 iniziò le trattative con il vescovo di Padova, mons. Luigi Pellizzo, padre Guerra era guardiano del convento di San Giacomo di Monselice. Il 24 giugno 1913 il vescovo confermava la sua risoluta volontà di restituire quanto prima il convento e la chiesa di San Francesco ai frati Minori dell’Osservanza. Mons. Pellizzo invitava così il vecchio parroco di San Francesco, don Bonifacio Balbo, a rinunciare alla parrocchia per permettere il loro rientro. Domenica 4 gennaio 1914 i Minori presero possesso del convento e della parrocchia e il giorno dell’Epifania fu riservato alla cerimonia ufficiale che si concluse con il canto del Te Deum. Quando la domenica 29 marzo 1914 il vescovo fece la visita pastorale poté constatare con soddisfazione un nuovo fermento di vita cristiana!
Intanto era scoppiata la prima guerra mondiale: alcuni religiosi furono chiamati a prestare servizio militare e il padre guardiano padre Ambrogio Guella di Trento, quindi di origine austriaca, fu internato nel Lazio con altri frati trentini.
A padre Berardo Guerra va il merito di aver saputo opporre valide ragioni ai ripetuti sforzi dell’autorità militare di occupare i locali del convento. Con la ritirata di Caporetto, alcuni conventi furono occupati dai militari e i chierici che vi risiedevano furono concentrati a San Francesco. Anche padre Agostino Gemelli, colonnello medico, si trasferì da Udine nel convento di Padova.
In comune accordo con il parroco nel 1916 padre Pasini, che era assistente ecclesiastico della gioventù, fu invitato a stendere un regolamento conveniente per le associazioni giovanili.
Cessata la guerra, padre Filippo Scarpa fu nominato guardiano di San Francesco e volle dare alle associazioni giovanili una sede propria dietro la chiesa di Santa Margherita.
Nelle prime incursioni aeree su Padova, il convento e la chiesa rimasero incolumi, mentre nell’incursione notturna del 3 febbraio 1918 la Sala della Carità e la cappella dell’Immacolata subirono danni sensibili.
Il primo febbraio 1918 moriva il vecchio parroco del clero secolare, don Bolognin, che aveva retto la parrocchia durante l’esodo francescano. Padre Berardo Guerra divenne quindi suo successore e parroco a pieno titolo. Il 5 gennaio 1919 ricevette la solenne investitura. Nei giornali dell’epoca, La Provincia di Padova e La Libertà, fu dato grande rilievo all’avvenimento, segno che i Francescani godevano della simpatia non solo dei parrocchiani, ma anche dei cittadini.
Nato a Montecchio Maggiore (Vicenza) nel 1883, vestì l’abito francescano a quindici anni a Barbarano e fu ordinato sacerdote nel 1906. Fu lettore prima e guardiano poi del Collegio di San Giacomo a Monselice fino al 1913.
Berardo Guerra come parroco operò instancabilmente per rendere possibile il restauro della chiesa parrocchiale, per riportarla alle origini e alla semplicità francescana. I lavori furono eseguiti sotto la direzione dell’ingegnere e architetto Forlati della Soprintendenza di Venezia. Inoltre padre Berardo diede impulso alla costituzione di un comitato d’onore e di un comitato esecutivo.
Finalmente il 3 novembre 1918 a villa Giusti, alla Mandria, veniva firmato l’armistizio e anche a Padova la fine della guerra fu salutata col suono festoso delle campane di tutte le chiese.
Grazie alla sollecitudine del parroco, la chiesa era stata liberata dalle sovrastrutture che ne avevano alterato il carattere originario romanico. Al professor Luigi Rizzoli, direttore del museo Bottacin e docente dell’Università di Padova, furono affidati le ricerche storico-artistiche e i lavori di restauro. Fu costituita la Collettività antoniana giovanile e fu aperto un modesto locale adibito a cinematografo. Padre Pasini costituì una “schola cantorum” per accompagnare meglio le funzioni religiose con sede nella Sala della Carità.
Il 17 giugno 1924, nella chiesa di San Francesco, alla presenza del vescovo, mons. Elia Dalla Costa e di un foltissimo pubblico di parrocchiani e di benefattori, il professor Rizzoli lesse la sua relazione sulle caratteristiche di costruzione del tempio originario e sulle modifiche da esso subite nel corso dei secoli.
L’accurato studio fu poi pubblicato verso la fine del 1924 dallo stabilimento tipografico del Messaggero. I lavori di ripristino architettonico e pittorico della chiesa, iniziati nel 1924, proseguirono, non senza difficoltà, per più di due anni e nel 1926, il settimo centenario della morte di san Francesco, fu degnamente commemorato da tutte e tre le Famiglie francescane di Padova con solenni festività religiose che si svolsero dal 22 al 28 maggio.
Restaurata la chiesa, fu necessario pensare anche al convento, per renderlo abitabile, dopo anni di abbandono e di saccheggi, e per aumentare il numero delle celle per i religiosi che chiedevano sempre più numerosi di esservi accolti. Nel 1930 fu abbattuta l’ala sud, ormai cadente e, al suo posto, ne fu costruita una nuova, a due piani, per ospitare il seminario francescano che vi ebbe sede fino al 1946. La presenza dei chierici dette nuova vita al convento e conferì maggior decoro alle cerimonie liturgiche. Quando nel 1946 le due Province venete di Sant’Antonio e di San Francesco furono fuse in una, i chierici furono trasferiti definitivamente presso il convento di San Giacomo a Monselice.
In seguito, il convento fu sede di uno studentato universitario e poi della Procura missionaria francescana della Provincia veneta. Furono anche iniziati i lavori di una magnifica sala per teatro e conferenze, accanto al patronato maschile. Essa venne intitolata al beato Bernardino da Feltre, che era stato superiore del convento padovano di San Francesco nel 1456. La sala fu inaugurata l’11 novembre 1934.
Nei bollettini parrocchiali padre Guerra fa spesso richiami alla moralità e invita i parrocchiani a una condotta morale seria sia nella vita pubblica che nella vita privata. Il parroco si rivolge spesso ai genitori e fa sentire alta la sua voce. Sensibile all’aspetto sociale, egli lancia un forte appello a «non far lavorare e mettere a bottega bambini a soli 10 anni, a dispetto delle leggi che esistono». Esorta i genitori perché diano ai loro figli un’educazione religiosa e li facciano partecipare alle attività organizzate per loro dalla parrocchia.
Fra le congregazioni che operavano in parrocchia troviamo la congregazione delle Figlie di Maria, la congregazione del Sacro Cuore, il Terz’ordine francescano, il gruppo Asci, il circolo giovanile San Francesco, il gruppo Donne di Azione cattolica, il gruppo Apostolato della preghiera e la confraternita del Santissimo Sacramento. Presso la parrocchia operava pure il circolo femminile dedicato a Santa Rosa da Viterbo, terziaria francescana, martire a 18 anni che lottò contro gli eretici del suo tempo e volle conformare la sua vita agli esempi di san Francesco. La santa veniva festeggiata tutti gli anni il 3 settembre. Un’altra importante presenza legata alla chiesa di San Francesco era san Bernardino da Feltre che veniva solennemente ricordato il 28 settembre.
Padre Guerra pensò sempre all’educazione dei giovani e fece sì che nell’ottobre 1926 riprendesse a funzionare il “cinematografo” «per istruire e dilettare la nostra gioventù cattolica» come egli sosteneva.
Nel settembre 1927 si celebrò con particolare solennità il nono Sinodo diocesano alla presenza del vescovo Elia Dalla Costa.
Un altro importante avvenimento di questi anni fu l’inaugurazione dell’organo (novembre 1928). In occasione dei lavori di restauro, iniziati nel 1924 e ultimati nel 1926, fu necessario infatti rimuovere l’organo dal luogo dov’era da più di un secolo per poter riaprire l’antico rosone e liberare la parete da una cantoria ingombrante. La spesa assai onerosa fu sostenuta dalla contessa Giulia Bianchi D’Alberigo per onorare la memoria del defunto consorte, il conte Giusti del Giardino.
Un grande momento di partecipazione comunitaria delle tre Famiglie francescane avviene in occasione dell’ottavo centenario della morte di sant’Antonio (13 giugno 1231-1931). Padre Guerra non manca di sollecitare i suoi parrocchiani a partecipare alle varie funzioni presso la basilica antoniana.
Fedele all’impegno francescano di carità, in ossequio alle raccomandazioni del papa Pio XI e del vescovo Elia Dalla Costa, padre Guerra appoggia la raccolta di offerte presso i parrocchiani per la distribuzione del latte per i bambini poveri e l’acquisto di letti per le famiglie indigenti.
Nel gennaio del 1932 il parroco annuncia alla comunità parrocchiale il trasferimento a Firenze del vescovo Elia Dalla Costa ed esprime il suo grande dispiacere. A lui succede il vescovo Carlo Agostini.
Nel 1934 padre Berardo Guerra, primo parroco francescano di San Francesco, è eletto custode provinciale a Venezia e deve quindi lasciare la parrocchia, dopo vent’anni di intenso e difficile lavoro e di realizzazione di opere importanti per i suoi parrocchiani.
Domenica 3 novembre 1935 la comunità parrocchiale di San Francesco saluta il suo parroco con una festa per dimostrargli tutta la sua gratitudine.
Padre Berardo Guerra, morì l’8 maggio 1941. Durante il commiato, alle esequie, di lui si disse: «Più che tutto fu buono, sforzandosi di avvicinarsi al Buon Pastore. Vero figlio del “poverello di Assisi». «La sua predicazione era facile, ordinata, efficace; la sua azione pastorale mostrava paterna bontà e sollecitudine. Si dedicò alla cura amorosa dei poveri e degli ammalati». 
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