Convento di San Francesco a Padova

Pianta della chiesa e del convento di San Francesco nel 1827

Il convento di San Francesco a Padova  è il complesso adiacente all’omonima chiesa, in via San Francesco.

Il convento originale, costruito a ridosso della chiesa nel XV secolo, fu significativamente ampliato, principalmente nel corso del XVI secolo.

La costruzione conventuale era strutturata su due piani che insistevano intorno a tre chiostri (vedere la piantina):

  •  Il primo, a cui si accede dal numero 118 di via San Francesco (oppure dalla sagrestia della chiesa), è di forma quadrata, ed è denominato “chiostro di S. Antonio”, per gli affreschi delle lunette, che rappresentano appunto storie della vita di S. Antonio,
  • Ci si riferisce al secondo chiostro con molteplici nomi: “chiostro romboidale”, per la sua particolare forma, o “chiostro del pozzo” a seguito della collocazione, intorno al 1619, di un pozzo in marmo, oppure “chiostro di S. Francesco”, per la decorazione pittorica delle lunette, che rappresenta storie della vita di S. Francesco.
  • Il terzo, di forma triangolare, da cui si accede oggi all’Istituto Magistrale Amedeo di Savoia, duca d’Aosta.

E’ un chiostro rinascimentale costruito tra il 1510 e il 1516 e ristrutturato nel 1600.

Presenta nelle lunette del portico alcune scene della vita di S. Antonio di Padova eseguite da ignoto pittore (secondo alcune fonti si tratterebbe di Bernardo e Bernardino Muttoni) intorno al 1660. La data compare nella prima lunetta insieme all’iscrizione “Tota pulchra es Maria et macula originalis non est in te…”.

Il ciclo comprende 27 lunette e rientra nel gusto seicentesco di imitazione della vita dei santi.

Le due lunette sopra la porta che conduce in chiesa si differenziano dal resto della decorazione.

Il percorso con cui vengono presentati gli affreschi è in senso orario, partendo dal lato est del chiostro (si considera come “lato est” quello affiancato da via San Francesco).

Gli affreschi del lato est

Si tratta di 6 affreschi di cui uno (sopra il portone d’ingresso) è andato perduto.

Gli affreschi del lato sud

Nella parte sud è rimasta la traccia di un unico affresco.

Gli affreschi del lato ovest

Sono 9 affreschi.

Gli affreschi del lato nord

Si tratta di 11 affreschi di cui uno (il penultimo) è andato perduto.

Nell’ultima lunetta, Madonna tra i santi Antonio e Francesco, salutata come Immacolata dal “Dottore dell’Immacolata” Duns Scoto.

Il chiostro di S. Francesco

Nel 1810, a seguito delle soppressioni napoleoniche, i frati furono costretti a lasciare San Francesco, che diventò chiesa parrocchiale curata dal clero secolare e assorbì la parrocchia di Santo Stefano.

Nel 1827 il governo austriaco cedette metà del convento al parroco di San Francesco, per uso di canonica, e alla fabbriceria, per ragioni di culto; l’altra metà, la migliore, all’Università per installarvi la scuola di zoologia e veterinaria.

La facoltà di Veterinaria funzionò nella sede di San Francesco fino al 1871, quando il vasto edificio diventò proprietà del comune e fu destinato a ospitare una scuola magistrale femminile.

Attualmente, il chiostro di San Francesco è occupato per oltre la metà dalla scuola media Pascoli (vedere piantina) e per il resto dagli uffici della parrocchia di San Francesco. 

Sono presenti 36 lunette affrescate, datate 1647, si ritiene ad opera del pittore Alvise Picaglia.

A 11 lunette si può accedere dagli uffici della parrocchia e dalla sagrestia, alle altre 25 dalla scuola Pascoli.

Il percorso con cui vengono presentati gli affreschi è in senso orario, partendo dal lato sud del chiostro (si considera come “lato sud” quello opposto alla chiesa), dov’è rappresentata la nascita di San Francesco, fino al lato est, dov’è rappresentata la sua morte.

 

I 10 affreschi del lato sud (Scuola Pascoli)

Gli 8 affreschi del lato ovest (Scuola Pascoli)

I 10 affreschi del lato nord (Scuola Pascoli e Convento)

I 9 affreschi del lato est (Convento e Scuola Pascoli)

Il chiostro triangolare

Il chiostro triangolare non ha particolare valore artistico, su di esso si affaccia la settecentesca Biblioteca Carmeli, stupenda opera del frate minore padre MIchelangelo Carmeli, fin dalle origini aperta al pubblico e di proprietà pubblica, eretta tra il 1761 e il 1763.