Dipinti di D.VAROTARI - San Francesco Grande - Padova

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SCUOLA DELLA CARITA'
 
IL CICLO DELLA VERGINE
Il ciclo del Capitolo della Carità dipinto da Dario Varotari nel 1579, è l'ultimo complesso di affreschi eseguiti a Padova nel secolo XVI.
I riquadri con gli episodi della vita della Vergine sono dodici. Un tredicesimo, più grande, dipinto sulla parete meridionale, contiene i ritratti di Baldo Bonafari e di Sibilia de Cetto.

1. Cacciata di Gioacchino dal tempio.
La scena è dominata dalla figura allungata e severa del gran sacerdote Ruben, che accanto all'ara sulla quale arde il fuoco del sacrificio, allontana l'infecondo Gioacchino. Fin da questa prima scena è evidente il gusto per i colori intensi, piuttosto pesanti. La qualità dei colori ed il tipo degli accostamenti rivelano l'origine veronese della cultura pittorica del Varotari; tuttavia sono rintracciabili anche elementi numerosi di origine veneziana, tizianeschi e tintorettiani, anche se più dal punto di vista formale che coloristico.
2. Gioacchino fra i pastori.
Viene raffigurato Gioacchino nell'atto di sacrificare e al tempo stesso ricevere il messaggio dell'angelo. L'abilità di Dario Varotari nel dipingere gli animali si manifesta qui pienamente anticipando di un bel po' gli animalisti italiani del Seicento. Considerevoli sono anche le doti paesistiche ed è probabile che esse avessero trovato modo di potenziarsi a contatto con il Pozzoserrato.
3. Incontro di Gioacchino con Anna alla porta aurea.
Qui il Varotari dà saggio delle sue qualità di paesaggista e di disegnatore di animali, oltre che di gustoso disegnatore di motivi architettonici. La figura di Gioacchino è piuttosto tizianesca la donna all'estrema destra, che impersona la carità, ricorda il Veronese.
4. Natività della Vergine.
Il Varotari mostra qui la sua abilità di compositore in un interno, distribuendo con equilibrio figure ed oggetti. Da notare la bella incorniciatura di pietra della porta aperta nel fondo, l'alta finestra con bella vetrata e la culla con i sostegni a grandi volute, tra le quali fa capolino con diffidenza la testa di un gatto.
5. Presentazione di Maria al tempio.
La composizione presenta un'impostazione ascendente in diagonale. Protagonista la piccola figura della Vergine giovinetta in posa patetica e con elegante svolazzo manieristico della mantelletta rosa. Reminiscenze tizianesche e tintorettiane si mescolano anche qui ad altri elementi della cultura del tempo.
 
6. Ritratto di Baldo Bonafari
Nello sfondo vi si vedono l'Ospedale, la Chiesa ed il Convento di San Francesco. A causa dei gravi danni subiti dal dipinto, la figura di Sibilla si presenta in buona parte rifatta. Abbastanza ben conservata è la figura di Baldo, che offre così un ritratto interessante del ricco personaggio; e ben conservate sono anche le volute in terra gialla, con le cariatidi che fanno cornice al bassorilievo monocromo della Vergine, dalla slanciata figura concepita entro un tipico modulo manieristico.
6. Bassorilievo 
monocromo 
della Vergine
6. Ritratto di Sibilia
7. Presentazione della verga fiorita.
Anche qui il Varotari dà prova di notevole abilità nel comporre molte figure inserite in un luogo chiuso. Sopra un alto podio di marmo rosso il sacerdote Zaccaria lega i due gruppi di destra e di sinistra. In quello di sinistra è notevole la figura semi nuda in ombra. Va rilevato, dietro la figura di Giuseppe, nello sfondo il rudere di una antica costruzione romana trattato con un tocco assai fine.
8. Il matrimonio della Vergine.
Riquadro ben composto ma con figure schematiche e manierate (in primo piano) accanto ad altre eseguite con impegno (Giuseppe, Maria e il gruppo di donne a destra). Ritroviamo il consueto uso di pesanti tonalità nei limiti di un modellato rigido, dai quali si stacca la figura della donna all'estrema destra, rappresentata con una notevole scioltezza e libertà da schemi disegnativi e plastici.
9. Annunciazione.

Uno dei riquadri meno felici, anche se l'alterazione di certe tonalità ha in parte contribuito a renderlo tale. Interessanti comunque alcuni oggetti della suppellettile: l'inginocchiatoio, la seggiola impagliata, la clessidra, sopra il leggio accanto al libro e il cestello di vimini intrecciati.
10. Visitazione.
 La zona in luce con il bel tempio bianco allineato sulla stessa direttrice in diagonale del colonnato, il paesaggio collinoso (molto danneggiato), il palazzo col porticato e la figura di Giuseppe con l'asinello costituiscono la parte più felice del dipinto; La figura di Giuseppe trattata con delicatezza a punta di pennello non sembra nemmeno dello stesso pittore che dipinse le figure pesanti con i soliti panni dalle pieghe cartacee che stanno sotto portico.
11. Morte di San Giuseppe.
Forse uno dei migliori dipinti della serie, in cui l'artista realizza un'opera in cui la drammaticità del momento è ottenuta proprio utilizzando quei colori intensi, pesanti, qui addirittura cupi, che altrove riuscivano inadeguati ai fini espressivi. L'angelo librato in alto in mezzo alla stanza buia irradia la sua luce spettrale, che colpisce gli oggetti circostanti con effetti notturni affini a quelli usati dal Tintoretto.
 
12. Dormizione della Vergine.

La scena è volutamente priva di drammaticità, l'artista voleva indubbiamente improntare ad un ben diverso spirito: di solenne e malinconica pace. Notevoli le incorniciature marmoree della porta e della finestra, di una fredda bellezza per l'efficacia con cui è reso il senso della dura materia lavorata.
13. Assunzione.

La Vergine riappare secondo il modulo allungato presente nel rilievo davanti al quale pregano i coniugi Bonafari. Il tipo della Madonna non è né tizianesco, né veronesiano, né tintorettiano; sembra attinto piuttosto, anche questa volta, alla pittura tosco-emiliana.
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